Trapani. Un impegno per la città: in centinaia sottoscrivono la proposta del vescovo

Può morire una città? Con queste parole tratte da un famoso discorso di Giorgio La Pira, il vescovo Pietro Maria Fragnelli  ha aperto la visita pastorale a Trapani e la Settimana del Volontariato iniziata domenica scorsa 3 novembre. Nel corso degli incontri che si sono tenuti in questi giorni, i partecipanti sono stati invitati a firmare un “impegno” per assumere la responsabilità personale di passare da gesti a scelte di vita che siano generative per la “vita” della città.

Si firma in un libro degli ospiti (realizzato a mano dalle monache clarisse del monastero del Sacro Cuore che presto si trasferiranno vicino Erice) oppure con un messaggio al numero dedicato 3403498840. Il momento della firma è preceduto dalla riflessione: in silenzio, in questi pomeriggi che si sono tenuti  all’Arco della Speranza, il vescovo ha invitato i presenti a porsi alcune domande tra cui: “Cosa si aspetta la città da me?  Mi sento generativo o parassita in questa città e nel mondo? Mi impegno a coltivare l’annuncio, la denuncia e la rinuncia per far vivere meglio la mia città ed esprimere –  nel mio impegno personale, familiare, sociale –  la migliore versione di me? Quindi ciascuno, liberamente, si reca a firmare.

Centinaia le dichiarazioni d’impegno raccolte, tra cui quella del prefetto di Trapani Tommaso Ricciardi, del presidente dell’Unione Maestranze Giuseppe Lantillo, di Giacomo Messina della Calcestruzzi ericina Libera,  di professionisti, studenti, volontari del Servizio Civile.

prof.ssa Ornella Cottone, dirigente scolastico e di altri giovani presenti agli appuntamenti di questi giorni…

L’idea di sottoscrivere un impegno nasce da quanto affermato dal vescovo proprio partendo dalla citazione del sindaco “santo” di Firenze Giorgio La Pira.

“Le città non possono essere destinate alla morte  – ha ribadito mons. Fragnelli  – Purtroppo ancora oggi, in Siria come nei Paesi arabi, in Amazzonia come in tante altre parti del mondo, si perpetua l’attacco al cuore d’intere città. Questo accresce il nostro amore geloso per la città di Trapani, che tante generazioni passate ci hanno trasmesso. Con La Pira ci diciamo: la nostra città non può morire. Vogliamo vigilare contro nemici esterni e contro nemici interni. Dobbiamo pensare alle generazioni future. Dobbiamo anzitutto contrastare ogni forma di corruzione, che favorisce il disegno criminoso e miope di chi si serve della propria appartenenza alla città e al territorio per cercare solo i suoi interessi; ma dobbiamo soprattutto ricominciare e incoraggiare la crescita di motivazioni alte e forti, capaci di costruire una convivenza ricca di senso, aperta all’accoglienza, pronta al sudore che genera sviluppo e giustizia, solidarietà e pace”.

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